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- Protocollo per tutelare i detenuti vittime di traumi nelle carceri ASL Avellino.
- L'accordo mira a garantire assistenza medica e psicologica immediata.
- Si ispira a un'esperienza positiva nella provincia di Napoli.
- Prevede accordi simili nelle province di Benevento e Caserta.
Protocollo d’intesa per la tutela dei detenuti vittime di traumi: un passo avanti nella gestione sanitaria e investigativa
Il 28 marzo 2025, un significativo accordo è stato sottoscritto presso la sede della Procura Generale di Napoli, rappresentando un punto di svolta nella gestione delle situazioni traumatiche che coinvolgono i reclusi nelle strutture carcerarie gestite dall’ASL di Avellino. L’intesa, promossa dal Procuratore Generale Aldo Policastro, si prefigge di istituire un sistema coordinato e rapido per fronteggiare le ripercussioni fisiche e psicologiche derivanti da aggressioni e soprusi subiti dai detenuti.
Alla firma del protocollo hanno preso parte personalità di spicco come il procuratore di Avellino Domenico Airoma, il procuratore di Benevento Gianfranco Scarfò, il responsabile regionale dell’Amministrazione penitenziaria Lucia Castellano e il direttore generale dell’Azienda Sanitaria Locale di Avellino Mario Nicola Vittorio Ferrante. L’iniziativa nasce dall’esigenza di fornire precise direttive operative al personale medico-penitenziario e alla polizia penitenziaria, allo scopo di assicurare una presa in carico sanitaria appropriata e di dare il via celermente alle necessarie investigazioni.
Obiettivi e procedure del protocollo: un approccio integrato alla tutela dei detenuti
Il protocollo si concentra su due aspetti cruciali: la salvaguardia della salute dei detenuti e l’aspetto investigativo. L’intento è garantire che, in caso di attacchi o altre forme di violenza, il detenuto riceva senza indugio l’assistenza medica e psicologica indispensabile, e che il pubblico ministero possa dare il via alle indagini in tempi brevi.
Le procedure previste dal protocollo delineano una serie di interventi sinergici tra il personale sanitario, la polizia penitenziaria e gli uffici delle procure competenti. Questa strategia integrata mira a superare la cultura di rassegnazione e di silenzio che spesso connota gli ambienti carcerari, incentivando le vittime a denunciare gli eventi lesivi e a non attribuirli a cause implausibili. Il protocollo si pone l’obiettivo di arginare la spirale negativa di illegalità che si protrae all’interno delle carceri, alimentando forme di destabilizzazione e di disagio psicologico nei detenuti, che in taluni casi possono sfociare in condotte auto o etero aggressive.

L’estensione di una buona prassi: un modello per altre province
Il protocollo d’intesa sottoscritto ad Avellino trae ispirazione da una precedente esperienza positiva implementata nella provincia di Napoli, grazie alla collaborazione tra la Procura, l’ASL Napoli 1 e il Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria. La Procura generale, apprezzando l’importanza di tale iniziativa, ha scelto di promuoverne la diffusione presso gli istituti penitenziari delle province di Avellino, Benevento e Caserta, tramite il confronto con i responsabili degli uffici competenti.
Questo impegno dimostra la determinazione a diffondere le pratiche virtuose e a garantire una maggiore salvaguardia dei diritti dei detenuti in tutta la regione. *La Procura Generale prevede di attivare accordi simili con le ASL di pertinenza e con i magistrati di Santa Maria Capua Vetere, Napoli Nord e Benevento, dedicati alle strutture detentive site nelle province di Benevento e Caserta.*
Verso un sistema penitenziario più umano e rispettoso: il ruolo della salute mentale
L’iniziativa rappresenta un passo significativo verso un sistema penitenziario più umano e rispettoso dei diritti fondamentali dei detenuti. Il protocollo d’intesa riconosce l’importanza di affrontare le conseguenze psicologiche dei traumi subiti in carcere, offrendo un supporto adeguato e promuovendo un clima di maggiore sicurezza e legalità. La salute mentale dei detenuti è un aspetto cruciale per il loro percorso di riabilitazione e reinserimento sociale, e questo protocollo rappresenta un importante strumento per tutelarla.
L’attenzione alla salute mentale in carcere non è solo un imperativo etico, ma anche un investimento nella sicurezza della società. Un detenuto che ha subito traumi e non riceve un adeguato supporto psicologico rischia di sviluppare comportamenti violenti e autodistruttivi, compromettendo il suo percorso di riabilitazione e aumentando il rischio di recidiva. Al contrario, un detenuto che si sente ascoltato, compreso e supportato ha maggiori probabilità di superare i propri traumi, di assumersi la responsabilità delle proprie azioni e di reinserirsi positivamente nella società.
Amici lettori, riflettiamo un attimo su quanto abbiamo letto. Una nozione base di psicologia comportamentale ci insegna che l’ambiente in cui viviamo influenza profondamente il nostro comportamento. In un contesto carcerario, dove la violenza e la sopraffazione sono spesso all’ordine del giorno, è fondamentale creare un ambiente sicuro e protettivo, in cui i detenuti si sentano rispettati e valorizzati.
Una nozione più avanzata di psicologia cognitiva ci suggerisce che i traumi possono alterare la percezione della realtà e la capacità di elaborare le emozioni. I detenuti che hanno subito aggressioni o altre forme di violenza possono sviluppare disturbi post-traumatici da stress, ansia, depressione e altri problemi di salute mentale. È quindi essenziale offrire loro un supporto psicologico specializzato, che li aiuti a elaborare i propri traumi e a ricostruire la propria identità.
Vi invito a riflettere su come possiamo contribuire a creare un sistema penitenziario più umano e rispettoso dei diritti fondamentali dei detenuti. Ognuno di noi, nel proprio piccolo, può fare la differenza, sostenendo le associazioni che si occupano di tutela dei diritti dei detenuti, informandosi sulle problematiche del sistema carcerario e promuovendo un dibattito pubblico costruttivo.