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- Neuroscienze svelano meccanismi di apprendimento su attenzione e memoria.
- Superare divisione tra cultura umanistica e STEM è fondamentale.
- Rinnovare il sistema scolastico pubblico è essenziale ora.
L’Associazione Nazionale dei Dirigenti Pubblici e delle Alte professionalità della Scuola (ANP), sezione Toscana, si prepara a ospitare un evento di fondamentale importanza per il futuro dell’educazione. Il convegno, dal titolo “Didattica e neuroscienze: tra approcci consolidati e nuovi orizzonti”, si svolgerà a Firenze, presso l’Auditorium di Sant’Apollonia, il 21 e 22 marzo 2025. L’intento principale è quello di avviare una conversazione produttiva e di lunga durata tra l’ambito pedagogico-didattico e le neuroscienze, discipline che, sebbene all’apparenza distanti, possono potenziarsi a vicenda.
Il Divario tra Scienze dell’Educazione e Neuroscienze
Negli ultimi anni, le neuroscienze hanno fatto progressi enormi, portando alla luce meccanismi complessi del sistema nervoso e del cervello che incidono direttamente sui processi di apprendimento. Settori come l’attenzione, la memoria e l’abilità numerica sono stati chiariti da nuove scoperte, offrendo suggerimenti preziosi per affinare le attività scolastiche. Ciononostante, permane una notevole distanza tra tali rivelazioni e la loro attuazione concreta nel mondo dell’istruzione. Il convegno si propone di ridurre tale disparità, mettendo in risalto le aree di convergenza e le differenze tra i due campi, nella consapevolezza che anche l’individuazione delle diversità può rappresentare un passo avanti verso una comprensione più esauriente.
Superare la Divisione tra Sapere Umanistico e Scientifico
Uno dei punti cardine del convegno risiede nella necessità di oltrepassare la consueta divisione tra cultura umanistica e scientifica. Le sfide che affrontiamo quotidianamente, sia a livello individuale che collettivo, sono complesse per loro natura e richiedono un approccio multidisciplinare. La capacità di interpretare il mondo che ci circonda e di riflettere su noi stessi pretende una combinazione di conoscenze derivanti dalle scienze e dalle humanities. La crisi che colpisce queste ultime in ambito accademico, come evidenziato nel volume “Università addio”, potrebbe derivare proprio dalla mancanza di un dialogo costruttivo con le discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica). Parallelamente, le discipline STEM necessitano della capacità riflessiva delle humanities per evitare un’applicazione acritica delle tecnologie.

Verso una Riforma Complessiva della Scuola Pubblica
Il convegno fiorentino si configura come un propulsore per l’innovazione nell’istruzione, sollecitando una profonda analisi sull’insieme di conoscenze che sottende l’apprendimento scolastico. Tuttavia, è indispensabile comprendere appieno l’entità dei cambiamenti necessari per attuare un dialogo interculturale efficace. Questo inevitabilmente metterà in discussione le fondamenta della struttura scolastica tradizionale, partendo dalle classi di concorso per i diversi insegnamenti. *In un’epoca di trasformazione radicale dei modelli storici, che si estende ben al di là del mero ambito scolastico, è essenziale dare il via a un progetto generale di rinnovamento del sistema scolastico pubblico.* Il momento di intervenire è ora, prima che sia troppo tardi.
Un Nuovo Orizzonte di Apprendimento: Integrazione e Riflessione
Il convegno “Didattica e neuroscienze: tra approcci consolidati e nuovi orizzonti” offre un’occasione unica per riconsiderare il modo in cui intendiamo l’apprendimento e l’istruzione. L’integrazione delle neuroscienze con le discipline pedagogico-didattiche può favorire una comprensione più approfondita dei processi cognitivi coinvolti nell’apprendimento, permettendo di elaborare strategie didattiche più efficienti e personalizzate. Al contempo, è cruciale non trascurare la dimensione umanistica dell’istruzione, incentivando lo sviluppo del pensiero critico, della creatività e della capacità di risolvere problemi complessi.
Amici lettori, riflettiamo insieme su un concetto fondamentale della psicologia cognitiva: la plasticità neuronale. Questo principio ci dice che il nostro cervello è in grado di modificarsi e adattarsi continuamente in risposta alle esperienze. Applicato al tema dell’articolo, significa che l’integrazione tra didattica e neuroscienze può letteralmente “rimodellare” il modo in cui impariamo e insegniamo, aprendo nuove prospettive e possibilità.
E ora, una nozione più avanzata: il concetto di embodied cognition. Questa teoria suggerisce che la nostra cognizione non è un processo isolato che avviene nel cervello, ma è profondamente radicata nel nostro corpo e nelle nostre interazioni con l’ambiente. In altre parole, il modo in cui impariamo è influenzato dalle nostre esperienze sensoriali, motorie ed emotive. Questo ci invita a ripensare l’istruzione in termini di esperienze concrete e coinvolgenti, che stimolino tutti i nostri sensi e ci permettano di apprendere in modo più significativo e duraturo.
Vi invito a riflettere su come queste idee possono essere applicate nella vostra vita, sia che siate studenti, insegnanti o semplicemente persone curiose di imparare. Come possiamo sfruttare la plasticità neuronale e l’embodied cognition per migliorare il nostro apprendimento e quello degli altri? Quali sono le implicazioni di queste scoperte per il futuro dell’istruzione?